Succede ogni anno, puntuale.
Sei in ferie, lontano dalle call, dalle email e dalle urgenze quotidiane… e all’improvviso il pensiero emerge:

“E se cambiassi lavoro?”
“Non voglio tornare a quella vita.”
“Forse è il momento di fare altro.”

Ma perché questa sensazione è così frequente proprio durante le vacanze?


Le ferie abbassano il “rumore” mentale

Nel quotidiano lavorativo siamo immersi in un flusso continuo di stimoli: scadenze, responsabilità, aspettative, performance. Questo rumore costante rende difficile ascoltarsi davvero.

Durante le ferie, invece, il sistema rallenta. Il corpo recupera, la mente respira. Ed è proprio in questo spazio che emergono pensieri rimasti silenziosi per mesi o anni.

Non è che le ferie “creino” l’insoddisfazione.
La rendono visibile.


La distanza fa chiarezza

Allontanarsi fisicamente dal lavoro crea anche una distanza emotiva. E da lontano è più facile vedere:

  • cosa ti pesa davvero;

  • cosa stai tollerando da troppo tempo;

  • cosa non è più allineato ai tuoi valori o alla tua fase di vita.

Molti professionisti scoprono che non è la fatica in sé a essere il problema, ma la mancanza di senso, di crescita o di riconoscimento.

Più volte mi è capitato di provare queste emozioni, in modo particolare nel considerare un cambio di vita, un ritorno in Italia dall’estero, e nel mettere sulla bilancia realizzazione professionale, carriera e felicità legata al luogo in cui si lavora o si vive.
Devo ammettere che non è facile districarsi in tutti questi pensieri che affollano la mente e capire soprattutto quale sia il REALE problema.


Ma attenzione: non tutto va “buttato”

Una delle paure più comuni è questa:

“Se lo penso in ferie, allora significa che devo cambiare tutto?”

Non necessariamente.

A volte il disagio non riguarda il lavoro in sé, ma:

  • il ruolo che si è irrigidito;

  • il carico non sostenibile;

  • una leadership disfunzionale;

  • un confine vita-lavoro che non esiste più.

Le ferie non ti stanno dicendo cosa fare.
Ti stanno dicendo che qualcosa merita ascolto.


Il vero rischio: ignorare il segnale

Molti rientrano dalle vacanze, archiviano quei pensieri e tornano in automatico.
Ma il segnale non scompare: si ripresenterà sotto forma di stanchezza cronica, demotivazione, cinismo o stress.

Il punto non è “cambiare lavoro subito”, ma usare quel momento di lucidità per farti le domande giuste, prima che sia il corpo o il contesto a farle al posto tuo.


Come trasformare questa sensazione in un’opportunità concreta

Un percorso di coaching può aiutarti a:

  • distinguere un bisogno reale da una fuga momentanea;

  • capire se è il ruolo, l’azienda o il modo in cui lavori a non funzionare più;

  • esplorare alternative senza decisioni impulsive;

  • costruire una transizione consapevole, sostenibile e allineata a chi sei oggi.


In sintesi

Se durante le ferie senti il desiderio di cambiare lavoro, non ignorarlo e non giudicarti.
Non è debolezza. È consapevolezza che emerge quando finalmente c’è spazio.

Se rientrando dalle vacanze ti porti dietro più domande che risposte, una conversazione di coaching può aiutarti a fare chiarezza.
Lavorare insieme significa trasformare un’intuizione momentanea in una direzione concreta, senza strappi né decisioni troppo affrettate.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e fonti selezionate dal web, integrati con la mia esperienza e prospettiva professionale.

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