Stamattina Matilde ci teneva tantissimo a portare a scuola una mascherina che aveva vinto qualche giorno prima al centro commerciale.

Eravamo già arrivate alla macchina quando mi ha chiesto di tornare indietro.
“Devo metterla nello zaino”, mi ha detto con decisione.

Non avevo capito perché fosse così importante.
Mi aveva solo detto:
“Ci sono bambini a scuola che non si mascherano perché i genitori non festeggiano il Carnevale.”

Ho pensato che fosse un’osservazione, niente di più.

Poi, qualche ora dopo, le maestre hanno mandato una foto.

In quella foto c’era Matilde accanto a un suo compagno. E lui indossava quella mascherina.

Non era per lei.
Era per lui.

Un bambino straniero. Un bambino che, come succede a volte, ha bisogno di più sostegno per sentirsi parte del gruppo.

E in quel momento ho capito.

Non era solo una mascherina.
Era un gesto di inclusione.


L’inclusione non è un concetto. È un’azione.


Nel mondo del lavoro, parliamo spesso di inclusione come di un valore aziendale.
Lo scriviamo nei manifesti, lo inseriamo nelle presentazioni, lo rendiamo parte della cultura dichiarata.

Ma l’inclusione vera non è un principio astratto.
È qualcosa che si manifesta nei comportamenti quotidiani.

È notare.
È fare spazio.
È agire.

Quello che mi ha colpito non è stato il gesto in sé, ma la sua naturalezza.
Matilde non stava cercando approvazione. Non stava seguendo una regola. Non stava “facendo la cosa giusta” perché qualcuno gliel’aveva detto.

Per lei, era semplicemente l’unica cosa possibile.


Cosa succede, crescendo?


Nel tempo, molti professionisti imparano a osservare, analizzare, valutare.
Ma a volte perdono quella spontaneità nell’agire secondo i propri valori.

Aspettano il ruolo giusto, il momento giusto, il contesto giusto.

Eppure, la vera leadership non nasce dal ruolo.
Nasce dalla capacità di vedere l’altro e agire di conseguenza.

Nei team, questo si traduce in piccoli comportamenti quotidiani:

  • includere chi parla meno;

  • sostenere chi sta attraversando una difficoltà;

  • creare contesti in cui le persone possano sentirsi viste e riconosciute.

La cultura di un’organizzazione non è definita da ciò che è scritto, ma da ciò che le persone fanno, ogni giorno.


Leadership e valori: una scelta quotidiana


Il gesto di una bambina mi ha ricordato che i valori non sono qualcosa che si insegna soltanto.
Sono qualcosa che si vive.

E che la leadership, prima ancora di essere una competenza, è una forma di responsabilità verso gli altri.

Non serve un titolo per essere leader.
Serve consapevolezza. E scelta.


In sintesi


Inclusione, rispetto e attenzione agli altri non sono competenze “soft”.
Sono le fondamenta di qualsiasi ambiente sano, a scuola come nelle organizzazioni.

E a volte, i modelli più potenti arrivano dai gesti più semplici.

Proud of her. ❤️


Se sei un leader, o stai diventando tale, e vuoi sviluppare uno stile di leadership più consapevole e allineato ai tuoi valori, il coaching può aiutarti a tradurre questi principi in comportamenti concreti, ogni giorno.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e fonti selezionate dal web, integrati con la mia esperienza e prospettiva professionale.

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